Caveja e galletto sono simboli universali della Romagna. La caveja era l’asta in metallo che fungeva da perno e fissava il giogo dei buoi al timone dell’aratro. E’ fornita in cima di alcuni anelli ed una figura decorativa, tipicamente, il gallo,  simbolo di forza e fierezza.
Sciucaré: gli “schioccatori” di fruste sono un’antica tradizione romagnola. La loro origine è contadina: quando si arava, si schioccava la frusta in aria (il suono assomiglia ad uno sparo) per intimare ai buoi di andare al ritmo giusto. Oggi gli sciucaré partecipano alle esibizioni di ballo liscio schioccando le loro fruste.
Lom a merz: tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo si fa “lôm a mèrz” (luce a marzo) con l’accensione di grandi fuochi (al fugarèn). Lo scopo era propiziatorio, per far sì che marzo, climaticamente “pazzerello”, fosse benevolo e non gelasse le gemme appena spuntate, salvando il futuro raccolto.
Giochi di carte: la Romagna ha una lunga tradizione di giochi di carte. Le carte romagnole hanno personaggi a figura intera e sono 40. Il gioco nazionale della Romagna è il maraffone (marafon) o beccaccino . Si gioca in quattro (2 contro 2). Si gioca al mare, nei bar e nelle osterie.
Il passatore (pasador): occorre distinguere il simbolo del passatore, rappresentativo della Romagna, dalla realtà storica. Il passator cortese (così definito nella poesia di Giovanni Pascoli) è la mitizzazione della figura di un brigante nato nel 1824 a Boncellino di Bagnacavallo (Ravenna) che si chiamava Stuvanen de pasador (= Stefanino del traghettatore sul fiume Lamone) e attivo nello stato pontificio, che all’epoca occupava la Romagna. Realizzò, con la sua banda, numerose imprese criminali, ma è diventato anche simbolo di ribellione al potere pontificio. E’ stato rappresentato come una sorta di Robin Hood, che rubava ai ricchi per donare ai poveri. La sua iconografia è di fantasia, e la sua figura è oggi utilizzata dall’Ente tutela vini romagnoli.
I pasquaroli: (pasquarul) sono gruppi di persone che durante l’epifania passano di casa in casa a cantare la pasquella (pasquela): una canzone in strofe dedicate alla famiglia, che porta degli allegri auguri di felicità e prosperità.
Il liscio: è la musica da ballo nata in Romagna tra la fine dell’800 ed i primi ‘900. Il liscio prende origine da balli e musiche diffuse all’inizio del ‘900, in particolare il valzer, la polka e la mazurca. Strumenti tipici sono il clarinetto, il violino, il sassofono. Carlo Brighi ne è considerato l’inventore, Secondo Casadei il principale esponente, con l’Orchestra Casadei. Compose circa 1000 pezzi, tra cui il brano di liscio più famoso nel mondo: Romagna mia, un vero e proprio “inno nazionale” della Romagna. Dal 1960 fu affiancato dal nipote Raoul Casadei. Oggi il testimone è portato dal figlio Mirko. Il liscio oggi sperimenta da un lato interessanti contaminazioni con la musica latino-americana (Mirko Casadei) e dall’altro cerca un recupero del primo liscio come musica folcloristica e da ascolto (Piccola Orchestra Zaclèn, Grande Orchestra della Romagna, La Galopa, i Quinzàn, La Carampana e L’Uva Grisa).
Non può mancare la piadina. Il suo caratteristico disco profuma l’aria di farina abbrustolita. I chioschi che la vendono, dalle caratteristiche strisce verticali, sono diffusi un po’ ovunque, in Romagna. Le piadinare, intente a stendere, cuocere e farcire con ogni ben di Dio le piadine, sono, in fondo, dispensatrici di felicità. Un altro simbolo irrinunciabile sono le stampe  a ruggine, tessuti stampati a mano presso antiche botteghe. La poesia in dialetto romagnolo è un’altra bandiera di questo territorio. Tra i nomi più famosi, Tonino Guerra – che fu anche sceneggiatore per Federico Fellini – e Raffaello Baldini. La gardéla, infine, la grigliata conviviale, appare come un rito irrinunciabile della vita collettiva.