L’entroterra riminese può essere suddiviso nelle due vallate dei fiumi Conca (la Valconca) e del fiume Marecchia (la Valmarecchia).
La Valconca. Il fiume Conca nasce dal monte Carpegna, nelle Marche, e dopo un tragitto di soli 47 km sfocia nell’Adriatico. Risalendo il corso del fiume lungo la via … (da Cattolica) si trovano alcuni tra i borghi fortificati meglio conservati in Romagna. La ragione di tali fortificazioni risiede nel carattere della zona, che in epoca rinascimentale costituì un confine “caldo”, conteso tra i Malatesta di Rimini e i Montefeltro di Urbino. Abbiamo quindi nell’ordine Montefiore conca, Saludecio, Mondaino e Montegridolfo. Saludecio, che costituiva uno dei principali punti del sistema difensivo riminese, è caratterizzato da mura e bastioni, con le porte Marina e Montanara. Anch’esso ha un carattere medioevale, con alcune architetture di interesse, come Palazzo Albini. Mondaino sorge in una posizione panoramica sulla cresta tra i fiumi Tavolio e Foglia. Località di antica origine (etrusca e poi romana), offre la scenografica Piazza Maggiore (piazza porticata del XIX sec. ) prima dell’accesso alla rocca malatestiana (che ospita municipio e museo paleontologico). Montefiore conca (insignito della bandiera arancione del Touring) ha una pianta quasi circolare che mantiene quasi intatto l’impianto medioevale dalle strette vie ed è dominato dalla rocca malatestiana. Vi si gode di un bel panorama delle valli circostanti. Montegridolfo è inserito in uno scenario più dolce, caratterizzato da olivi e vigneti. Questo borgo medioevale ha un nucleo antico conservato ed il castello malatestiano. Dalle parti di Gemmano (Museo naturalistico della riserva naturale di Onferno), invece, si può accedere alla Riserva naturale di Onferno (dal latino infernum), che è “uno dei luoghi più selvaggi della Romagna, un sistema carsico ricco di grotte, doline, calanchi e inghiottitoi; un luogo da cui pare Dante avesse preso ispirazione per ambientare il suo Inferno”.
La Valmarecchia segue il percorso del fiume Marecchia. Lungo questa via si incontrano Santarcangelo, Verucchio, la repubblica di San Marino, San Leo, Pennabilli, Sant’agata feltria. Il Marecchia proviene dalle pendici dell’Appennino toscano, e dà vita ad un territorio diviso tra Marche, Toscana ed Emilia-Romagna. La valle è inizialmente più piana e dolce, per offrire poi, salendo, un aspetto più scosceso e borghi arroccati verso il Montefeltro.
Santarcangelo è abitata sin dalla preistoria. La cittadina attuale sorge attorno all’anno mille come borgo fortificato (castrum Sancti Arcangeli) a dominio della via Emilia e della piana del fiume Uso. Soggetta a Rimini, fu fortificata dai Malatesta (da Sigismondo Malatesta, nel 1447), la cui rocca si trova nel ben conservato borgo storico, sul poggio del monte Giove. Successivamente, passò al papato (1505), fino all’unità d’Italia. Il centro storico è circondato da mura e dominato dalla rocca (a forma di quadrilatero), offre un ampio panorama. In basso, il Met (Museo Etnografico degli Usi e Costumi della Gente di Romagna) conserva una ricca documentazione della tradizione artigiana e contadina romagnola. Di interesse il mangano (una pressa a ruota seicentesca) nella bottega delle stampe romagnole … Il Musas (Museo storico-archeologico) presenta una sezione archeologica (con reperti romani) ed una sezione artistica (con dipinti di scuola emiliana e romagnola). Il Mondo di Tonino Guerra (fu sceneggiatore di fama e anche appassionato artista e cultore delle tradizioni romagnole) propone un interessante viaggio tra le sue opere d’arte, le sue poesie ed i film. Le grotte (circa 150, tra cui la visitabile grotta monumentale pubblica) sono una particolarità di Santarcangelo. Sono state scavate dall’uomo nel corso dei millenni nel tufo delle pendici del monte Giove ed usate come magazzini e ambienti per la conservazione del vino. La Pieve di S. Michele arcangelo (Vi sec.) è la più antica pieve della provincia di Rimini, a imitazione delle chiese bizantine di Ravenna.
Verucchio (bandiera arancione del Touring) ha una lunga storia. E’ importante centro archeologico di epoca villanoviana (IX-VI sec. a.C.), poi abitato da umbri e da romani. La potenza dei Malatesta ebbe origine in questo luogo e qui, secondo una leggenda, avvenne la vicenda di Paolo e Francesca, cantata da Dante. La cittadina è adagiata tra due aspre colline su cui sorgevano nel medioevo due rocche: la più alta Rocca del sasso e l’inferiore Rocca del passerello. La prima, più volte ristrutturata è ancora visibile. Della secondo rimangono avanzi nel monastero delle Benedettine. Merita una visita il Museo civico archeologico, con pregevoli reperti provenienti dalle necropoli villanoviane. A Villa Verucchio c’è il convento di S. Francesco, che sarebbe stato fondato dal santo (1215). A Falciano, verso San Marino, c’è il museo dell’aviazione, con quaranta velivoli.
Repubblica di San Marino. San Marino ha due primati: è la più piccola repubblica del mondo (61,13 km2) ed anche la più antica. Sorge sulle colline tra le valli del Marecchia e del Conca, fin sulle pendici occidentali del monte Titano. Rinchiusa tra mura cinquecentesche (Patrimonio Unesco), il nucleo abitato antico conserva la propria impronta medioevale. E’ dominata da quelli che hanno l’aspetto di tre castelli, torri circondate dal mura merlate (Rocca o Guaita, Cesta, Torre del Montale) e affacciati sul lato a strapiombo del Titano. Il profilo dell’altura di San Marino è i visibile, nei giorni di sereno, in molta parte della Romagna meridionale. Tutto sarebbe nato, secondo la leggenda, dal lapicida dalmata Marino, il quale sarebbe arrivato qui nel IV secolo, in fuga dalle persecuzioni di Diocleziano contro i cristiani. L’autonomia della località è riconosciuta sin dal IX secolo, che amplia i propri confini dal XII al XV secolo, contrastata dai Malatesta di Rimini. I confini – insieme alla sua indipendenza – non sono più cambiati dal 1406. Il palazzo del governo sorge su piazza della libertà.

San Leo (bandiera arancione del Touring) è un borgo che sorge su un enorme masso calcareo ed ha l’aspetto di un luogo inaccessibile. Deriverebbe il suo nome da S. Leone, che avrebbe evangelizzato questa zona nel IV secolo. Fu a lungo terra di confine, in cui si combatterono nei secoli prima longobardi e bizantini, poi Malatesta (Rimini) e Montefeltro (Urbino). La località passò poi ai Della Rovere e infine allo stato della chiesa (1631). Il suo poderoso forte, che sorge nel centro della cittadina, non ebbe più una funzione difensiva – non ve ne era più ragione – e divenne una prigione, chiusa solo all’inizio del ‘900. In Piazza Dante abbiamo, venendo da porta sud una serie di edifici che “accompagnano” il forte: Palazzo Municipale (fu residenza dei conti di Montefeltro), Palazzo Nardini (dove S. Francesco fu ospite nel 1213 e ricevette in dono il monte della Verna), Palazzo Mediceo (1517-21). La pieve (X o forse VIII secolo) è la più antica chiesa di S. Leo, il Duomo risale al XIII sec. Il Forte, domina imponente non solo il borgo, ma l’intera valle. Fu opera dell’architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini, che lo ristrutturò su incarico di Federico da Montefeltro. Ebbe fama di fortezza inespugnabile, e vi furono rinchiusi, quando divenne prigione, sia Cagliostro, sia molti patrioti antipapalini.
Pennabilli si trova tra due punte rocciose (il Roccione e la Rupe) sulle quali sorgevano nel ‘300 due rocche. La parte più antica di Pennabilli (da Porta Carboni e Porta Malatesta) sorge ai piedi del Roccione. La dinastia dei Malatesta (poi a capo di Rimini), secondo la leggenda, ebbe origine qui nel XII secolo. La località fu loro fino al 1468, quando passò a Federico da Montefeltro. Merita una visita Mateureka-museo del calcolo, con strumenti di calcolo e didattici. Verso il fiume Marecchia si trova una pieve romanica (XI-XII sec.). Tonino Guerra ha lasciato nella zona traccia di sé con I luoghi dell’anima, un progetto di museo diffuso della memoria. Si tratta di una serie di musei minimi diffusi tra il borgo ed il circondario di Pennabilli: l’orto dei frutti dimenticati, la strada delle meridiane, l’angelo coi baffi, il santuario dei pensieri, il rifugio delle madonne abbandonate, la madonna del rettangolo di neve, il campo dei nomi, il giardino pietrificato.
Sant’agata feltria è un borgo ben conservato, dominato dalla rocca Fregoso, che sorge sul Sasso del Lupo. Fu edificata dapprima dai Malatesta, con aggiunte per mano di Federico da Montefeltro (1472) e poi modificata dai Fregoso (nel ‘500). La cittadina è la capitale del tartufo e vi si tiene tra ottobre e novembre la Mostra nazionale del tartufo bianco.