Si trova, come molte città romagnole ad eccezione della portuale Ravenna, lungo la via Emilia. Caesena, o curva caesena (III-II sec. a.C.), sorse là dove la valle del fiume Savio incrociava la via Emilia. L’originario insediamento è sul colle Garampo, che dominava il guado del fiume. Fu dominio dell’esarcato ravennate, poi comune autonomo nel medioevo, poi contesa da Montefeltro, Ordelaffi di Forlì ed infine acquisita dallo Stato della chiesa. Ha ancora tratti delle mura tre-quattrocentsche e la rocca malatestiana (XIV-XV secolo) pentagonale circondata da mura è posta sul colle Garampo, dominante la città. Qui è sistemato anche il Museo di Storia dell’agricoltura, con varie ricostruzioni. Sotto la rocca si apre la bella piazza del popolo, con la fontana cinquecentesca del Masini, il palazzo comunale, di origine trecentesca. Il monumento simbolo della città è la Biblioteca malatestiana. Essa è “l’unica biblioteca di tipo umanistico conventuale a essere conservata intatta nella struttura, negli arredi e nel patrimonio librario”. Il suo rilievo è tale che l’Unesco l’ha inserita nel Registro della memoria del mondo (2005). Fu Novello Malatesta ad istituirla come biblioteca pubblica (1447-1452). Il progetto di Matteo Nuti è ispirato alla biblioteca fiorentina di S. Marco, con probabile influsso di Leon Battista Alberti. Il bel portale di accesso è stato scolpito da Agostino di Duccio. Meritevoli di una visita anche il museo archeologico e la cattedrale. La basilica della Madonna del monte (XV-XVI sec.) si trova sul colle Spaziano. All’interno è ospitata una ricca collezione di ex voto che costituisce una testimonianza della vita e del costume romagnolo dal XV al XX secolo. A pochi chilometri dal centro, sulle prime colline (loc. Lizzano), sorge Villa Silvia (XVIII sec.). Circondata da un parco, ospita il museo degli strumenti musicali meccanici e la stanza in cui soggiorno Giosuè Carducci, con “effetti personali, arredi e manoscritti originali”.
4.2.2 Un primo itinerario va da Forlimpopoli a Bertinoro. 4.2.3 Un secondo itinerario si snoda lungo la valle del fiume Savio, con Mercato Saraceno, Sarsina, San Piero in Bagno, Bagno di Romagna e Monte Fumaiolo. 4.2.4 Un terzo breve itinerario può comprendere Gambettola, Longiano e Monteleone.
4.2.2 Il percorso da Forlimpopoli a Bertinoro è un breve ma interessante itinerario collinare. Partendo da Forlimpopoli si può percorrere un tratto di via Emilia, e poi salire verso Bertinoro, da cui si può vedere la riviera romagnola. La zona è famosa per la produzione di vini DOC e in particolare del Sangiovese. Forlimpopoli è di origine romana (Forum popili) e fu luogo di passaggio e di mercato (all’incrocio dei percorsi da Cesena a Forlì e dalla valle del Bidente verso il mare). Nel medioevo fu possedimento degli Ordelaffi di Forlì, che vi costruirono una rocca (XIV secolo) a pianta trapezoidale e torri cilindriche. Tra gli eventi ottocenteschi, si ricorda l’incursione al Teatro “Giuseppe Verdi” di Stefano Pelloni detto il passatore, che sequestrò l’intera platea e si fece consegnare i valori. Nel vecchio convento si trova Casa Artusi “centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana” e ristorante. Ebbe i natali a Forlimpopoli, infatti, Pellegrino Artusi, che con il suo libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” pose le basi della cultura gastronomica italiana dopo l’unità d’Italia. Bertinoro, sulle pendici del Monte Maggio e contornata da colli coltivati a vite, è un vero e proprio balcone sulla Romagna. Leggenda vuole che il suo nome derivi dalla frase pronunciata da Galla Placidia, che assaggiando il vino locale avrebbe detto “sei degno di berti in oro”. Ha ancora l’impianto medioevale, con le mura e due porte d’accesso (porta S. Romano e porta S. Francesco). Le vie in salita conducono verso piazza della libertà, su cui si affacciano la Cattedrale e il Palazzo comunale. Il lato est della piazza si apre sulla pianura sottostante, regalando una vista impareggiabile sulla riviera. Sul fondo della piazza c’è il simbolo di Bertinoro: la colonna dell’ospitalità (o anche colonna delle anella), costruita per porre fine alle dispute tra le famiglie locali. Salendo ancora, si giunge alla Rocca (X sec. circa) poderosa ed inespugnabile. Nei pressi, a Polenta, la romanica Chiesa di S. Donato (IX-X sec.).
4.2.3 La vallata del fiume Savio (che nasce dal monte Fumaiolo come il Tevere), fu sin dall’antichità importante come via di passaggio attraverso gli appennini, attraverso valichi come quello dei Mandrioli, collegando pianura padana e Italia centrale. Mercato saraceno e San Piero in Bagno furono per lo più borghi mercantili. Bagno di Romagna fu invece nota sin dall’epoca romana come centro termale. Sarsina fu centro dapprima umbro e poi romano, e vi si trova uno dei più importanti musei archeologici della Romagna.
Mercato Saraceno. I mulini e le case del nucleo originario si raccolgono intorno al ponte a tre arcate. Sin dall’antichità fu luogo di scambio e commercio. Il nome attuale deriva da Saraceno di Alberico Onesti, feudatario del borgo ai tempi di Dante, che creò nel XII secolo una piazza mercantile sul fiume Savio. Sin dal ‘500 si ha notizia di fiere e mercati. Oggi vanta un’economia agricola e vitivinicola. Nei pressi le pievi dei SS. Cosma e Damiano e di Monte Sorbo (VIII-IX sec.).
Sarsina è stata fondata dagli umbri nel VI secolo a.C. su un terrazzo sul fiume e divenne poi città federata romana. Qui nacque nel 254 a.C. il famoso commediografo Plauto. Lo sviluppo economico di questo centro fu garantito dal fatto di trovarsi lungo la via che portava da Roma al porto militare di Ravenna. Anche per questo presenta moltissimi reperti di epoca romana provenienti dalla necropoli di Pian di Bezzo. Tra le cose da vedere: il monumento funerario di A. Murcius Obulacco (di età augustea), la cattedrale di San Vicinio (XI secolo; sul sagrato di sono colonne capitelli romani, all’interno nella cappella di S. Vicinio, primo vescovo di Sarsina, il celebre collare miracoloso di ferro), il Museo archeologico nazionale (12 sale con reperti romani provenienti da Pian di Bezzo e la ricostruzione di una domus).
San Piero in Bagno fu una località caratterizzata da fiere e mercati, oggi sede del comune di Bagno di Romagna. Il borgo storico è caratterizzato da un’architettura d’impronta toscana: il confine regionale è a soli 15 km.
Bagno di Romagna (bandiera arancione del Touring) fu conosciuto in epoca romana come Oppidum Balnei (Città del bagno), ovvero come località termale, tradizione che continua tuttora. Vi sgorgano acque ipertermali a 45° bicarbonato-alcaline-sulfuree. Le terme di S. Agnese conservano resti di un “complesso legato al culto delle acque salutari in età romana”. Fu a lungo sotto il dominio dei Medici. Tracce dello stile toscano si trovano nella basilica di S. Maria assunta, nel palazzo del capitano. La cittadina si trova in un crocevia di strade che conducono da una parte verso il Casentino (v. parco delle foreste Casentinesi: il passo dei Mandrioli) e dall’altro verso la valle del Tevere (valico di Montecoronaro).
4.2.4 Il percorso da Gambettola a Longiano, Monteleone e Sogliano unisce atmosfere medioevali ed artigianato.
I veri monumenti di Gambettola, in realtà, sono costituiti dalle botteghe artigiane che custodiscono la tradizione delle tele romagnole stampate a mano. Gambettola ne ospita due tra le più famose. Un’altra attività caratteristica di Gambettola è il riciclo del ferro vecchio. Il carnevale, con i suoi carri, è uno dei più famosi della Romagna. Della località si hanno notizie solo dal XIII secolo, quando si parla di un Castrum Boschi (da cui il nome dialettale di Gambettola: “e bosch”). Forse l’etimologia deriva dalla sua posizione al limite meridionale della Silva litana, il grande bosco che si estendeva dal fiume Po fino a questa zona di Romagna, a sud.
Longiano (bandiera arancione Touring) conserva una struttura medioevale con doppie mura e porte di accesso. Si trova nella valle del Rubicone, sulle colline a sud di Cesena, verso Rimini. La località probabilmente è nata attorno al VII-VIII sec., quando la popolazione della pianura si rifugiò qui, in fuga dalle incursioni longobarde. Essa sorge su un colle, in cima al quale c’è la Rocca malatestiana, sorta nel XIII secolo e modificata nel XVI. All’entrata una monumentale vasca veneziana, ricordo della breve dominazione di questa città. La rocca è sede della fondazione intitolata a Tito Balestra, poeta longianese, con opere d’arte moderna e contemporanea. Vi si possono ammirare opere di Morandi, Guttuso, De Pisis, Maccari, Vespignani, ma anche Matisse, Chagall, Kokoschka, Goya. Nella ex chiesa di S. Maria delle lacrime sorge l’originale Museo italiano della ghisa, con elementi di arredo urbano in ghisa dell’otto-novecento. il Museo del Territorio custodisce attrezzi e testimonianze dei mestieri tradizionali del mondo contadino. Il Teatro Petrella è esempio ottocentesco di teatro all’Italiana, finemente decorato e con un’eccellente acustica; è caratterizzato da una vivace attività culturale.
Monteleone (bandiera arancione Touring) si trova nel comune di Roncofreddo. E’ un borgo con case disposte a semicerchio intorno alla chiesa di S. Cristoforo e Caterina. Il castello conserva ancora molte strutture del XIII secolo.
Sogliano è oggi celebre per la produzione del formaggio di fossa, stagionato in antiche fosse da grano di origine malatestiana (fosse Venturi, Rossini, Pellegrini, Brandinelli). Il nome sembra derivare da “fundus solliani”, che indicava il fondo della famiglia romana della gens Cornelia della famiglia Silla (Sillanus). Nel medioevo fu una rocca dei Malatesta, e poi passò allo stato pontificio nel 1640. La rocca fu distrutta nel XIX secolo per far posto alla piazza per il mercato agricolo. Le sorelle di Giovanni Pascoli studiarono nel convento delle agostiniane, ed il poeta restò legato alla località, di cui parlò in alcune poesie. Nella frazione Montetiffi, da visitare l’Abbazia di San Leonardo (XI secolo), il Ponte Romanico e la Chiesa di San Benedetto in Vernano (sec. XII). Montetiffi è oggi celebre per la riscoperta della produzione di teglie in terracotta per la cottura della piadina, di fattura artigianale.