In Romagna si svolgono qualcosa come circa 450 tra feste e sagre. Si tratta in genere di eventi che hanno lo scopo di celebrare i prodotti tipici locali, o un particolare prodotto locale: dal tartufo alle castagne, dalla seppia alla porchetta, dal formaggio di fossa agli strigoli, dalla pera alla rana, dallo scalogno alla porchetta. Molto spesso – ma non solo – queste manifestazioni si tengono in paesi e borghi dell’entroterra, ma anche sulla costa ve ne è un buon numero. Alcune volte si tratta di eventi tematici che celebrano uno stile di vita o un concetto, come il cibo di strada, i cibi europei, la romagnolità o la musica tradizionale. Altre volte si tratta di “sport” locali: il palio dei somari, la giostra dei cavalieri, i fuochi o … “e mutor”. La stagionalità di fiere e sagre va per lo più da marzo a novembre-dicembre, anche se primavera, autunno ed estate (insomma: la buona stagione) sono i periodi in cui si concentrano di più. Certo, se non amate per niente la confusione e la folla, se desiderate solo piatti di chef stellati, se l’isolamento aristocratico è la vostra cifra, allora è meglio evitare questi eventi. Ma se siete curiosi, in un periodo di globalizzaione ed omologazione, di scoprire qualcosa di diverso e, perché no, di sostenere chi ostinatamente si aggrappa all’idea di identità locale, allora vi consigliamo di fare una visita. Certo, l’identità delle sagre non ha nulla a che fare con i nazionalismi, è un’identità bonaria frutto della collaborazione locale, fatta di abitudini sorridenti e di gusti semplici, un’identità conviviale che è ben felice di essere riscoperta sia dai locali che dai “forestieri”.