I percorsi in Romagna, sono fondamentalmente di due tipi: pinete e aree costiere e lagunari (dai Lidi ravennati fino a Cervia), percorsi fluviali (dalle foci dei fiumi sino alla pianura dell’entroterra), percorsi appenninici (i percorsi appenninici che prendiamo in esame riguardano tre parchi: sasso simone e simoncello nel riminese al confine con le Marche; il parco nazionale delle foreste Casentinesi nel forlivese al confine con la Toscana; il parco regionale della vena del gesso nel ravennate-Faenza). Si tratta spesso di sentieri percorribili sia a piedi che in bici (MTB), ma occorre verificare caso per caso.
La Romagna possiede la parte sud del Parco del delta del Po dell’Emilia-Romagna. Sebbene un giro in auto permetta già di vedere, almeno da lontano, le zone umide e di pineta, è solo a piedi o in bicicletta che è davvero possibile farne un’esperienza completa. Una rete di sentieri si dirama in queste zone. Nel ravennate si potranno compiere percorsi che collegano Pineta di Classe e Saline di Cervia, e Pineta di S. Vitale e Pialasse di Ravenna, ma anche Ravenna alle Valli di Comacchio. Mentre nei tratti di pineta si potranno riconoscere la flora e le specie faunistiche tipiche di questo ambiente che ha occupato le dune marine, nei tratti lagunari si potranno vedere la flora salmastra e fare birdwatching. Ricordiamo infatti che il Parco del delta ospita circa trecento specie di uccelli e costituisce la più importante area ornitologica italiana e una delle più rilevanti d’Europa.
Il percorso naturalistico Pineta di Classe e Saline di Cervia parte dalla cittadina di Fosso Ghiaia, per inoltrarsi in comodi sentieri nella pineta di Classe, sino alla foce del fiume Bevano. In questa area protetta ed intatta – l’unica della costa romagnola preservata dallo sviluppo turistico – si trovano le aree umide del’Ortazzo e dell’Ortazzino dove si ammirano garzette, folaghe, sterne, cavalieri d’Italia. Proseguendo, si possono raggiungere le località di Lido di Classe e accedere, attraversato il fiume Savio, alle Pinete di Lido di Savio e Milano marittima-Cervia. Da nord, invece, la località di Fosso Ghiaia può essere raggiunta anche da Lido di Dante o, addirittura, da Ravenna, lungo l’argine dei Fiumi uniti. In bici o in auto, si può poi raggiungere l’area delle saline di Cervia. “Le saline sono rigorosamente protette ed ospitano migliaia di uccelli tra cui fenicotteri, avocette e gabbiani corallini. Possono essere ammirate in auto o in bicicletta percorrendo la strada che da Cervia porta verso Forlì. Alcuni tratti esterni del bacino salino sono percorribili a piedi”.
Il percorso naturalistico Pineta di S. Vitale, Valli e Pialasse di Ravenna può prevedere quattro percorsi. Uno interessa la località di S. Alberto da cui si può raggiungere Valle Furlana e l’argine del fiume Reno tramite un piccolo traghetto e proseguire verso est. Siamo qui nella zona Sud delle Valli di Comacchio, al confine tra Romagna e d Emilia. In direzioneo ovest troviamo invece Alfonsine con la sua Riserva Naturale e con casa Monti, centro informativo del Parco. A sud, la valle Valle Mandriole. Altri due percorsi naturalistici sono quelli dell’oasi di Punte alberete e della Pineta di San Vitale-Pialassa della Baiona. L’oasi di Punte Alberete – a sinistra della s.s. 309 Romea provenendo da Ravenna – è la più importante di questa zona. Si tratta di una foresta allagata caratterizzata da alberi (un “bosco primigenio” di frassini, salici, olmi, pioppi) e da piante acquatiche (gigli di palude, ninfee), fauna specifica delle zone umide (“dai pesci ai rettili, agli uccelli spesso rari: Moretta tabaccata, Airone rosso, Ibis mignattaio, Sgarza ciuffetto, Nitticora, Tarabusi e Tarabusini”). Essa prevede un percorso ad anello di 2 km con un’area per il birdwatching, terminato il quale è possible raggiungere a nord Valle Mandriole (o Valle della canna). La Pineta San Vitale presenta, accanto al Pino domestico (forse piantato dai romani), molte altre specie di alberi, quali pioppi, farnie, lecci, frassini e un ricco sottobosco (es. ginepri). La pineta è attraversata, da nord a sud, da una zona allagata (la bassa del Pirottolo) dove fra ciuffi di giunco e canna sostano folaghe, anatre e garzette. Un sentiero di circa 4 km alla Bassa del Pirottolo e alla Pialassa Baiona, ciò che resta dell’antico mare lagunare con una rete di canali ed i caratteristici casoni da pesca.
Un quarto percorso percorre un tatto di via Romea germanica, collegando la località di Sant’alberto a Casalborsetti lungo il fiume Reno, e di qui a Ravenna per la pineta di S. Vitale alle spalle delle Pialasse.
Il Parco della Vena del Gesso è costituito da un tratto appenninico di circa 25 km, largo circa 1,5 km e delimitato a ovest dalla valle del Sillaro (in direzione dell’Emilia) e a est dalla valle del Lamone. Si tratta di una dorsale dal tipico colore grigio-argenteo, dovuto alla sua composizione gessosa, che conferisce a questo paesaggio un carattere unico. E’ il più grande rilievo gessoso in Italia ed ha caratteri carsici (valli cieche, doline, abissi e grotte). La vena è tagliata da tre valli fluviali (Santerno, Senio, Sintria) che delimitano 4 percorsi ad anello gestiti dal CAI. Un quinto percorso collega tutto il sistema. Vari percorsi collegano le località della zona alla vena del gesso: da Riolo Terme, da Faenza, da Brisighella. Uno degli anelli parte dal centro visita di Cà Carné, in cui è possibile anche mangiare. Altri percorsi particolari riguardano la Grotta di re Tiberio (partenza da Borgo Rivola) e i Gessi urbani di Brisighella (l’abitato medioevale sorge infatti sul margine della vena del gesso). Vi è inoltre una ciclovia del parco. Sono stati infine predisposti 4 percorsi tematici: storico e geologico, paesaggistico e geologico, paesaggistico e atletico, paesaggistico, geologico e archeologico. Nella vena del gesso transita anche una parte dell’Alta via dei parchi, che congiunge Tossignano-Carné (8 ore) e Carné-Marradi (8 ore), proveniente da Castel del Rio e dall’Alpe di Monghidoro, in Emilia.
Il Parco nazionale delle foreste Casentinesi e del monte falterona, costituisce una grande area protetta nell’appennino tra Toscana e Romagna (provincia di Forlì-Cesena) e comprende “boschi e foreste tra i più estesi e meglio conservati d’Italia”. E’ veramente difficile immaginare che la vita selvaggia si trovi a così poca distanza dalla riviera! Questo speciale territorio, solcato da una enorme rete di sentieri (600 km) offre panorami di grande interesse – compreso il grande lago della diga Ridracoli, in cui si inabissano le pendici montuose – e permette molteplici esperienze: della flora (dalle quercie alle sequoie), della fauna (dall’aquila reale, al lupo, al cervo), di borghi e mulattiere, e anche di spritualità, con i santuari di Camaldoli e La Verna. Il parco offre cinque tipologie di percorsi: l’Alta via dei parchi e il sentiero delle Foreste Sacre, gli Anelli da rifugio a rifugio di più giorni, gli Anelli da rifugio a rifugio di un giorno, e inoltre i sentieri didattici: Sentieri natura e Sentieri per tutti. Il sentiero delle Foreste Sacre copre un “percorso di circa 100 chilometri si articola in sette tappe, da Lago di Ponte di Tredozio a La Verna, sette giorni in cui raramente si incontrano automobili e centri abitati, ma si attraversa il verde manto delle Foreste Casentinesi, con la possibilità di visitarne i luoghi più suggestivi: la valle dell’Acquacheta, il Monte Falterona, la Foresta di Campigna, la valle Santa, Camaldoli e La Verna”. L’Alta via dei parchi congiunge in otto tappe (la cui durata va dalla 3 alle 8 ore) Marradi, San Benedetto in Alpe, Campigna, Camaldoli, La Verna e Monte Fumaiolo (da cui nascono sia il fiume Savio che il Tevere). Otto anelli escursionistici di tre giorni consentono di vivere un’esperienza forte all’interno del Parco Nazionale, fruendo però anche dell’ospitalità rurale (due pernotti presso le strutture coinvolte). Le proposte, comprendono anche un passaporto e un cofanetto con le informazioni necessarie. 34 anelli escursionistici di un giorno offrono la possibilità di belle escursioni, della durata di 5-6 ore. Tra le mete: La Verna, il bosco della Lama, il paese abbandonato di Monte Silvestre, Camaldoli, le fonti dell’Arno, ecc. Vi sono inoltre 9 sentieri natura, 3 sentieri per tutti e 20 itinerari in MTB.
Il Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello, di 4.847 ettari, si trova tra le Province di Pesaro-Urbino e di Rimini, ai confini con l’omonima ed è compreso nel territorio del Montefeltro, a 40 km dalla costa romagnola. Il paesaggio e collinare-montuoso, ed è caratterizzato dai rilievi dei Sassi Simone e Simoncello, del Monte Palazzolo, del Monte Canale, e del monte Carpegna. Quest’ultimo, con i suoi 1415 m s.l.m., è la cima più alta del parco ed è lo spartiacque tra le Valli del Foglia e del Marecchia. Il parco offre 13 percorsi per il trekking. Tra essi il percorso paesaggistico dei Sassi, i percorsi dei pascoli, i percorsi dei boschi di conifere, il percorso della faggeta, ecc.). Vi sono inoltre 9 percorsi in bici (MTB) o a cavallo. Il parco ospita anche due tappe dell’Alta via dei parchi,che conducono dal Fumaiolo, a Bascio e all’Eremo della madonna del faggio.