Il punto di partenza di questo percorso può essere collocato in una delle località tra Bellaria, Cesenatico, Cervia-Milano Marittima e i Lidi Ravennati. Si tratta in realtà di un’area piuttosto vasta, che comprende la zone collinare di Forlì e quella di Cesena. Se utilizziamo come guida il principe dei vitigni romagnoli, il Sangiovese, si possono individuare le seguenti aree: 1) Modigliana, Oriolo, Castrocaro e Terra del sole (Forlì) ; 2) Predappio e Meldola (Forlì); 3) Bertinoro (Cesena); 4) Cesena e Roncofreddo; 5) Longiano (Cesena). Tra i vini, oltre al sangiovese ed al trebbiano, si possono menzionare i tipicamente romagnoli albana, pagadebit e cagnina. Altro prodotto di qualità è l’olio DOP Colline di Romagna. Molte le tipologie di formaggi prodotte. Tra i freschi abbiamo lo Squaquerone, il Raviggiolo e la Casatella. Tra gli stagionati il Formaggio di Fossa, la Caciotta e alcuni pecorini particolari, stagionati nella vinaccia o con foglie di noce.
Ma l’elenco non finisce qui, perché occorre menzionare i prodotti della frutticoltura romagnola, quali pesco (Nettarina IGP), albicocco, susine, fragola di Romagna (Cesena), kiwi, mele, pere, kaki (Loto di Romagna), susine e prugne, fichi, diverse e caratteristiche varietà di ciliegie forlivesi e cesenati. Citiamo ancora il cardo gigante di Romagna, lo Scalogno di Romagna, il Carciofo violetto di Romagna. Da ricordare i frutti dimenticati, oggi ricoperti: la Pesca Bella di Cesena, la Pesca Carota, la Mela Abbondanza, le Pera Scipiona, la Pera Cocomerina (prsidio Slow Food) e la Pera Volpina, la Nespola, le Mele e Pere Cotogne, la Giuggiola e la Melagrana. Numerose aziende trasformano direttamente tali prodotti, es. in forma di marmellate, succhi o sottoli. Ci sono altri due cibi che meritano una menzione. Uno è costituito dalle erbe selvatiche: lo stridolo, il raperonzolo, il rosolaccio, il radicchio di campo. Nella fascia appenninica si trovano poi i funghi: porcini, prugnoli, tartufi, ecc.